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L’ARTE DI FRANCESCO Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo

 

1) Paliotto d’altare della chiesa dei Cordeliers di Tolosa: scene dell’infanzia e della passione di Cristo ed episodi della tradizione francescana.

Le vesti liturgiche che sono giunte fino a noi dai secoli intorno al mille ci lasciano ammirati per i profondi significati simbolici, per la complessità preziosità delle lavorazioni e per la ricchezza dei materiali impiegati. Per averne conferma basta pensare al piviale, per consuetudine definito casula di San Marco papa del VII-VIII secolo, conservato nell’abbazia di San Salvatore, ad Abbadia San Salvatore, uno straordinario sontuoso sciamito color porpora con disegno a rotae che incorniciano il simurgh il mitico animale persiano simbolo di buon augurio, e agli altrettanto straordinari e ancora più preziosi piviali ricamati con una tecnica raffinata definita opus anglicanum che possiamo ammirare in alcune località in Italia. Completi e ben conservati quello di Ascoli Piceno (il duecentesco piviale di Niccolò IV) e quello di Pienza (più tardo e donato alla sua città d’origine da Pio II).

Le conoscenze su paramenti liturgici così antichi e preziosi si possono arricchire, dal 31 marzo all’11 ottobre 2015, visitando la mostraL’ARTE DI FRANCESCO Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo”, allestita presso la Galleria dell’Accademia di Firenze. Una mostra che il direttore della Galleria Angelo Tartuferi definisce “senza remore spettacolare, nel senso migliore e più nobile, e c’è da essere certi del fatto che insieme al David e alle altre sculture michelangiolesce, susciterà una forte emozione e sarà fonte di un ricordo duraturo nel vastissimo pubblico del museo. La vicenda umana e il potente messaggio spirituale del Poverello di Assisi esercitano ai nostri giorni un rinnovato e irresistibile fascino, amplificato certamente dalla figura e dall’opera di papa Francesco, cui l’Ordine dei Frati Minori e la Galleria dell’Accademia hanno voluto dedicare la mostra”.

Insieme a tanti capolavori artistici e documenti storici che riguardano la vita e il Credo di San Francesco si possono guardare, e gustare, da pochi centimetri di distanza due Paliotti d’altare ricamati.

2)Paliotto d’altare ricamato per la chiesa di Santa Maria Novella da Jacopo Cambi: incoronazione della Vergine.

2) Paliotto d’altare ricamato per la chiesa di Santa Maria Novella da Jacopo Cambi: incoronazione della Vergine.

Il primo (1336) rappresenta l’Incoronazione della Vergine e risulta con disegno di tradizione fiorentina e ricamato a Firenze da Jacopo Cambi, del quale conosciamo poco, ma era tanto consapevole del valore dell’opera che stava realizzando da apporvi la sua firma.

Il secondo, il paliotto d’altare della chiesa dei Cordeliers di Tolosa ricamato ad opus anglicanum, illustra scene dell’infanzia e della passione di Cristo ed è arricchito da episodi collegati alla tradizione francescana: predica agli uccelli, stimmate di San Francesco, San Francesco sul carro di fuoco, professione di fede di Santa Chiara, tutti elementi che fanno pensare ad una probabile committenza francescana. Il paliotto, oggi custodito nel Musée Paul-Dupoy, è, per bellezza, un rappresentativo esemplare gotico, lavorato con sete policrome oro e argento laminati. La tecnica di esecuzione è la stessa utilizzata per l’opus anglicanum, ma il disegno e il ricamo pare che siano stati eseguiti nella stessa Tolosa dove gli studiosi trovano numerosi riscontri stilistici con altre opere figurative come le miniature, le vetrate, i bassorilievi.

Gli ultimi studi indicano che l’opus anglicanum, il ricamo a punto spaccato ide

ato in Inghilterra nei primi secoli dopo il mille, in seguito sia stato utilizzato anche in Francia, in Germania e in Italia dove ha trovato applicazione in opere che, come quella di Tolosa, mostrano analogie formali e iconografiche con altre espressioni figurative del luogo.

Numerosi rimaneggiamenti avevano modificato lo stato originale del paliotto francese tanto da renderne irriconoscibile la lettura del programma iconografico, oggi mutilo per una vistosa perdita all’estrema destra, ma dopo l’accurata pulitura e restauro che lo hanno alleggerito di vecchie riparazioni e “abbellimenti” si mostra in quasi tutto il suo fascino e lo splendore del suo oro ci ricorda che la luce per la chiesa “è l’elemento fondamentale sia della nutrizione divina della ragione che della bellezza”

Graziella Guidotti

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