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Dolci trionfi e finissime piegature

IMG_20150309_120809Praticata nel mondo egiziano secoli prima di Cristo, la plissettatura ha arricchito nel tempo le candide vesti liturgiche di lino e l’abbigliamento delle classi più agiate ma anche gli abiti delle classi popolari.

Fino alla metà degli anni 60 del secolo scorso non era difficile vedere nei conventi le monache intente in questo lavoro; nel cuore della Sardegna, invece, le donne plissettavano ancora, sull’uscio di casa, ruvidi tessuti di lana per confezionare la gonna del loro costume oppure increspavano, con maestria, la tela bianca per confezionare la “camicia per la festa” dei loro uomini.

La plissettatura ha vissuto un grande successo negli anni 1950-60 quando con la nuova fibra poliestere, commercializzata in Italia con il nome di terital, si sono ottenute stoffe termosensibili che potevano assumere pieghe resistenti all’uso e al lavaggio, praticamente pieghe permanenti.

Il gusto per le piegature e le conseguenti luci e ombre sui tessuti, da quelli più leggeri per le sciarpe da collo a quelli più pesanti per uso arredamento, non è stato mai perduto: questo è tanto vero che a Firenze, ma certamente anche in altri centri, esistono manifatture  specializzate per produrre con macchine veloci o con i tradizionali procedimenti artigianali, ogni stoffa variamente spiegazzata e pieghettata che in questi anni è stata ed è, tuttora, di “moda”.

Fig. 18La mostra “Dolci trionfi e finissime piegature” che in occasione di Expo 2015 la Galleria Palatina di Palazzo Pitti di Firenze apre ai visitatori dal 10 marzo al 7 giugno 2015, ci riserva la piacevole sorpresa di un gran numero di straordinari manufatti eseguiti con tela di lino plissettata.

Tema della mostra sono i festeggiamenti tenutisi in città dal 5 al 9 ottobre del 1600 per il matrimonio di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia.

Grazie alla descrizione dettagliata dello scrittore Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote del più celebre Michelangelo scultore, ci sono noti tutti i particolari delle feste, dei ricevimenti e dei numerosi apparati, spesso effimeri, predisposti sia in Palazzo Vecchio, dove nel Salone dei Cinquecento si tenne il banchetto nuziale la sera del 5 ottobre, sia a Palazzo Pitti dove fu rappresentato lo spettacolo Euridice appositamente scritto per l’occasione da Ottavio Rinucci e musicato da Jacopo Peri.

La straordinaria capacità inventiva e la sapiente manipolazione dei materiali, propria degli artigiani fiorentini, permise di dare al banchetto nuziale un ruolo fondamentale nella spettacolarizzazione del matrimonio. Tra gli apparati effimeri, molto in voga in quegli anni, fu predisposta una “credenza alta più di 17 metri” (fu smontata pochi giorni dopo), a forma di giglio di Francia, per alloggiare e far ammirare, ai numerosi ospiti, duemila pezzi del prezioso tesoro mediceo: alcuni, veri capolavori raffinati e preziosi, si possono ammirare in mostra.

Anche per addobbare la tavola furono prodotte numerose opere effimere: sculture di zucchero derivate dalle opere di committenza granducale o immaginate per l’occasione dai due più grandi scultori-registi della corte Medicea, Giambologna e Tacca, e poi trionfi di fiori e frutta e, ancora, trionfi e sculture fatti con tela di lino pieghettata. Importante era sorprendere, stupire, lasciare ammirati.

La mostra intende ricreare queste atmosfere attraverso una numerosa serie di quadri, sculture, documenti d’archivio, filmati e una tavola apparecchiata nel modo più aderente ai disegni e alle descrizioni del tempo, anche le pieghe della tovaglia rispecchiano il gusto dell’epoca. Gli addobbi, numerosi, sono stati eseguiti nel rispetto dei materiali e delle tecniche antiche. Si è voluto, insomma, far sì che le opere ottenute con la fusione dello zucchero e quelle ottenute con l’antica arte della piegatura dei tovaglioli rivivessero in tutto il loro fascino e contemporaneamente fossero pretesto per far rivivere i complessi procedimenti operativi in modo da salvaguardarne la memoria.

Scoprire l’interpretazione raffinata dell’arte che nel XVI secolo chiamavano piegatura dei tovaglioli e che noi oggi definiamo plissettatura è stata una vera sorpresa: mai avremmo immaginato che si potessero progettare e costruire con la tela di lino inamidato i trionfi e le complesse sculture che Joan Sallas con incredibile senso della forma, del volume, della misura e dell’armonia ha ricreato in occasione dell’allestimento del banchetto di nozze tra Maria de’ Medici e il re di Francia Enrico IV.

Patrizia Casini-Graziella Guidotti

2 risposte a Dolci trionfi e finissime piegature

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