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Un’esperienza straordinaria: Lanificio Leo

Si sono fatti fotografare con il palmo della mano rivolto verso l’osservatore l’anziano Peppino (91 anni orgogliosamente dichiarati) ed il figlio Emilio, da poco quarantenne.Tradizione Innovazione Lanificio Leo

Delle due parole-slogan Innovazione / Tradizione  la prima è tracciata sulla mano dell’anziano, la seconda su quella del visionario figlio: si sono scambiati i ruoli, penso.

Li incontro in un pomeriggio tempestoso di inizio dicembre. Occorrono almeno 40 minuti d’auto per raggiungere Soveria Mannelli, nell’alta collina che si trova alle pendici della Sila.
Arrivando noto che Soveria è collegata dalla rete ferroviaria: sono comunque grata a Francesca Filippa che mi ci ha portata.

Buona parte della fabbrica adesso ospita il Museo d’Impresa, le grandi macchine acquistate nel corso del XX secolo sono tutt’ora funzionanti e si potrebbero azionare. Solo alcune però sono usate per la produzione attuale.

Emilio ci guida parlando con entusiasmo e competenza, avvia un pesante telaio Jacquard, ci parla delle trasformazioni che l’azienda ha avuto nei decenni. Ci accoglie infine nel suo studio ampio per una chiacchierata sul tessile, sul design, sull’arte e tuttoquanto (si direbbe parafrasando un noto libro di fantascienza).

La mia curiosità principale riguarda il festival Dinamismi Museali, un festival d’arte visiva contemporanea e design voluto da Emilio e che la Fabbrica ha ospitato per dieci edizioni, dal 1997. Affissi al muro di fronte attraggono la mia curiosità alcuni lavori, tutti estremamente grafici, svelti, moderni. Sono lavori di Emilio e di designer che collaborano con lui.

All’avvio di quella impresa tanto ardita Emilio aveva meno di trent’anni, era fresco di laurea. Gli chiedo dove abbia studiato, convinta che avesse conseguito un master al Politecnico di Milano o delle specializzazioni all’estero… mi risponde tranquillo “ho studiato architettura a Reggio Calabria”.
Rimango di stucco: un altro preconcetto che frana! non occorrono studi blasonati per rivoluzionare una piccola azienda a gestione familiare e per farla conoscere bel al di la dell’ambito regionale. E’ proprio vero: la cultura d’impresa, il design innovativo si apprendono e praticano grazie al lavoro, al coraggio, la passione e l’impegno.

Mi viene donata una pubblicazione che traccia la storia dell’azienda e mostra i suoi prodotti più recenti. Leggendola apprendo che Peppino Leo ereditò l’azienda a meno di vent’anni, quando venne a mancare il padre: ecco dove nasce la fiducia nei giovani, nelle idee nuove. Tutto ha un senso adesso. Come ha senso lo ‘scambio’ dei ruoli della foto che si trova qui in alto.

Una risposta a Un’esperienza straordinaria: Lanificio Leo

  • Cielo Pessione scrive:

    Deve essere stato emozionante scoprire un luogo e delle persone animate da così grande impegno e fierezza, proprio in una delle regioni più bistrattate, dimenticate, sottovalutate, disprezzate d’Italia.
    E l’ultimo capoverso del tuo scritto è illuminante, il passaggio di mano dell’azienda… I giovani devono fiorire nel loro tempo di fioritura altrimenti appassiscono e rischia di andare a ramengo tutta la nostra bella piccola storia di saperi e mestieri.
    bella e coraggiosa anche l’iniziativa Dinamismi Museali.
    Viva la Calabria!

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