Get Adobe Flash player

Tessuti archeologici

Ad Anversa, ogni due anni, si tiene un convegno internazionale sui tessili archeologici egiziani a cui partecipano studiosi di tutto il mondo per discutere le loro ricerche e le loro ultime scoperte. Questi convegni sono sponsorizzati dal Katoen Natie group, il quale, oltre a ospitare una preziosa collezione di tessili egiziani nel proprio museo, mette  a disposizione i locali per il congresso, contribuisce all’organizzazione e alla divulgazione degli atti del convegno con pregevoli pubblicazioni corredate da una eccellente documentazione fotografica.

Questo anno il gruppo internazionale “Textiles from the Nile valley”  ha tenuto il suo X convegno dal 27 al 29 ottobre  e in questo lasso di tempo sono stati presentati  21 interventi che avevano come argomento principale “Le interrelazioni nel primo millennio – l’ Egitto come perno dell’attività tessile”.  Il convegno è stato preceduto da una serata in onore del prof. Antoine de Moor, storico e studioso dei tessili egiziani presso il museo Katoen Natie.

Tra i vari interventi:

Ines Bogensperger, ricercatrice presso l’Österreichische Nationalbibliotek e Julia Galliker,  dell’Università del Michigan, hanno presentato: “Karanis texts on textile production: iterrelantionship in the Roman world”. In questo intervento si è presentato lo studio condotto su alcuni papiri facenti parte dei vari reperti archeologici scavati dalla università del Michigan e raccolti nel museo archeologico di Kelsey. Essi documentano la connessione della comunità di Karanis ad un mondo più vasto e l’influenza greco-romana che ha portato ad una ellenizzazione della cultura egiziana.

Olga Osharina, studiosa presso l’ Hermitage di Sanpietroburgo, ha presentato: “Hellenistic and near Eastern influences on the style and iconography of the “coptic” tapestries”. Anche in questo caso l’iconografia e lo stile dei tessili egiziani è il risultato di numerose influenze di composizioni e soggetti greco-romani e sassanidi, in particolare ciò si riflette nella composizione simmetrica, nei cavalieri che sparano al modo dei Parti, ecc.

Emilia Cortes, restauratrice tessile presso il Metropolitan Museum di New York, ha presentato uno studio sulle frange nei tessuti egiziani a partire dall’epoca predinastica.
Ha mostrato le varie tecniche di lavorazione e il funzionamento del telaio del quale abbiamo una straordinaria documentazione grafica in un vassoio di più di 5000 anni fa. Inoltre ha mostrato la funzione e l’uso decorativo che le frange avevano nell’abbigliamento grazie ad alcuni reperti trovati indosso alle mummie. È stato bello sentire, in privato, il suo affettuoso ricordo di Firenze dove, provenendo dalla Colombia, ha studiato la tessitura e altrettanto bello è stato sentire la riconoscenza verso la sua insegnante Graziella Guidotti che intuendone l’attitudine la presentò a un laboratorio di restauro tessile.

Dai numerosi interventi si è potuto evincere che l’Egitto del I millennio d.C., con le varie dominazioni, prima romana e, successivamente, sassanide e islamica, è stato il fulcro di un’attività tessile di straordinaria creatività, in cui i motivi iconografici derivati dalle varie culture con cui l’Egitto è entrato in contatto, sia per dominazioni subite o per scambi commerciali, sono stati rielaborati producendo uno stile inconfondibile, anche grazie a una resa tecnica che solo abili ed esperti tessitori potevano realizzare. Le condizioni climatiche favorevoli e gli scavi archeologici ci consentono di ammirare tuttora questi preziosi reperti: migliaia di meravigliosi manufatti che arricchiscono le collezioni di molti musei in tutto il mondo.

Paola Cesari e Graziella Guidotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *