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Settembre in Piazza della Passera a Firenze

GIUSTOSponga

Marialuisa Sponga Archi, “Il mestolo di Chopin, 2013.

In Oltrarno, a 50 metri da Piazza Pitti in un vecchio rione caratterizzato da un dedalo di viuzze strette e tortuose, si apre un piccolo slargo di forma trapezoidale. Da pochi lustri questo slargo ha visto ufficializzata dal Comune di Firenze la sua denominazione popolare di Piazza della Passera.

La piazza si caratterizza perché propone, grazie all’attivismo dei residenti, interessanti iniziative.

La manifestazione culturale più importante “Settembre in Piazza della Passera” patrocinata dal Comune di Firenze, dalla Trattoria 4 Leoni e dall’Associazione culturale In Piazza, si svolge ormai da 15 anni, nella prima metà di settembre.

La rassegna si inserisce nel programma dell’Estate Fiorentina e quest’anno dal 8 all’11 di Settembre è stata dedicata alla poesia e alla musica.

Ci è capitato di scorgere di sfuggita, in mano ad uno degli organizzatori, un foglio ed abbiamo creduto di vedere il disegno di alcuni rimettaggi per tessitura. In effetti erano spartiti musicali (una deformazione professionale in parte giustificata dal fatto che dalla Piazza inizia via dei Vellutini?) e quando successivamente abbiamo riflettuto sull’abbaglio abbiamo capito che l’illusione non era poi tanto peregrina.

Sia la scrittura della musica che quella della tessitura sono convenzioni grafiche internazionali che si sviluppano in strutture orizzontali e si avvalgono di un ridottissimo numero di segni (per la tessitura soltanto 2) disposti in sequenze ordinate. La loro interpretazione richiede, com’è ovvio, un consapevole riconoscimento perché devono poi essere tradotte in azioni concrete con modalità operative previste.

L’impostazione della rappresentazione grafica non è il solo aspetto che avvicina le due arti: un altro elemento è il suono.

Queste righe, dello studioso di tessuti Sangiorgi, ci dicono quanto era rilevante, quando nei laboratori si lavorava su telai a mano, sia il rumore dei telai, sia il canto che “impegnava” tutte le tessitrici a seguire con lo stesso ritmo il procedere del lavoro. “Il lavoro della tessitura, fra lo strepito dei telai a battenti, era accompagnato in altri tempi dalla gioia di lieti canti modulanti il polso della spola e del pettine; e ogn’opera compievasi con un sorriso di compiacenza che la raccomandava ai secoli, e che ancor rimane riflesso in essa qual suggello d’onesta bellezza: mentre le stoffe moderne echeggiano invece la blasfema dell’infernale travaglio meccanico”.

Altre righe ugualmente interessanti mettono in relazione tessitura e canto, ma non conosciamo il nome di chi le ha scritte “Isidora Duncan, la danzatrice, studiosa di riposti ritmi che regolano ogni forma d’arte, indossando un classico peplo di lana bianca tessuto di sua mano a onde cerulee irregolari simili a quelle del mare, venne richiesta da un’amica se ne avrebbe voluto fare un altro eguale… ma non so — soggiunse — se il motivo mi ritornerà preciso perché non ricordo il canto che tessendo cantavo”.

Patrizia Casini, Graziella Guidotti

Dopo che questo scritto era terminato ci è giunto l’invito a “Pieni e vuoti” presso il Museo del Tessuto di Prato “un concerto inedito che nasce dall’ispirazione alle opere del pittore Gianfranco Chiavacci. Il titolo della serata si riferisce ai pieni e vuoti della scheda perforata del Telaio Jacquard, strumento nato ai primi dell’Ottocento che attraverso schede perforate comanda la tessitura di disegni e trame…”.

Il biglietto, qui riprodotto, meglio di ogni parola illustra l’iniziativa.

p.Passera

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