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Occupy Lottozero

Entrando trovo un lavoro appeso sulla mia destra: un doppio guscio in forma antromorfa. Al lato è istallato un ampio arazzo in patchwork colorato, mi ricorda il foulard che Emilio Pucci dedicò al Battistero di Firenze: architetture simili, questo però è il profilo di Prato, è il capolavoro del Sangallo, Santa Maria delle Carceri!

Supero un tappeto di piastrelle bianche dipinte  ed attraverso un portale tessile: mi trovo nell’ampia sala, nella fucina in cui si è svolta Occupy Lottozero. Alle pareti e sui tavoli schizzi, esercitazioni, foto, appunti… artefici di tutto questo sono due ragazzi molto giovani, appena diplomati, che si sono conosciuti a scuola e che si amano di quell’amore totale e fusionale che solo i giovanissimi sanno vivere: una fusione di intenti, sentimenti, corpi nel quale si è certi che la volontà dell’uno possa muovere la mano dell’altro.

Hanno vissuto per un mese e mezzo a Prato, poco fuori il centro storico, in un tessuto urbano nel qule si mescolano abitazioni, laboratori, capannoni; insegne in cinese accanto ad orgogliose presenze locali; un po’ campanile, un po’ futuro liquido e multiculturale.

Ad ospitarli Tessa ed Arianna, sorelle mitteleuropee dallo sguardo rivolto avanti. E’ un azzardo puntare su artisti le cui età sommate superano di pochissimo 40 anni di vita e di esperienza? Forse, ma Lottozero è questo: un progetto ambizioso e temerario.

Cloe e Darius si sono installati, hanno dormito, cucinato, incontrato persone, lavorato, sperimentando ciò che di volta in volta “approdava” in quella che era diventato il loro spazio vitale, la loro casa. Un po’ disordinatamente, con passione, tratto deciso, curiosità.

Ed hanno celebrato, sabato 11 novembre, la fusione dei loro sogni e dei loro corpi snelli, concretizzato gli stimoli offerti dalla residenza, la città, gli incontri casuali, i workshop organizzati per loro in un lavori ampi e minuti, tessiture, feltri, disegni, scritte e patchwork; si sono cuciti due abiti da usare in una performance durante la quale da due si sono fatti uno.

Alessandra Tempesti, curatrice dell’evento, collaboratrice di Kunsthalle Lottozero e progettista di tessuti stampati, ha lavorato per la Fondazione Ratti e il Centro Cultura Contemporanea La Strozzina. Suo il testo di presentazione. 

     

La ricerca nomade e curiosa porterà presto in Marocco Robin Darius Dolatyari e Chloé Rozycka Sapelkine: francesi, cittadini di un mondo gloabale, fino al 18 novembre saranno a Prato dove sarà possibile vedere gli esiti della residenza.
E’ stato stimolante incontrarli e lavorare con loro ed i loro ospiti, sebbene brevemente e in modo marginale.

Occasioni come queste dovrebbero ripetersi spesso.

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