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Matilda di Canossa, 1046-1115, la donna che mutò il corso della storia.

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Matilda di Canossa con Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury. Miniatura da Orationes sive meditationes di Anselmo di Canterbury.

Matilde di Canossa oggi è definita “Protofemminista del Romanico”, “Femminista ante litteram”, “Antesignana del moderno femminismo”.  Anche se sembra strano tutte queste definizioni le si addicono perfettamente perché durante la sua lunga e tumultuosa vita promuove lo studio del Corpus iuris civilis di Giustiniano il quale riconosce alle figlie femmine diritti di proprietà uguali a quelli dei figli maschi: fornisce così alle donne europee e statunitensi un appiglio legale per rivendicare il diritto alla proprietà e alla sua amministrazione, un diritto che ancor oggi è negato in molti Paesi del mondo.

La fama di Matilda inizia nel 1077 quando l’imperatore Enrico IV, come ci ricordano le nozioni scolastiche, fu costretto ad umiliarsi in lunga attesa, inginocchiato e a piedi nudi nella neve sotto la residenza della Grancontessa, per implorare il perdono di papa Gregorio VII.

Teologi, giuristi, clerici, poeti miniatori e valenti artigiani animano la corte di Matilda, che governa il vasto territorio  esteso dal Tirreno all’Adriatico, da Mantova a Tarquinia con leggi innovative che indicano una intelligenza pronta e determinata e una cultura profonda.

Tutto questo è documentato dalla mostra “Matilda di Canossa, 1046-1115, la donna che mutò il corso della storia” Casa Buonarroti, Firenze, 14 giugno-10 ottobre 2016.

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Matilda è regalmente seduta su un trono e fregiata degli attributi tipici della magnificenza e del rango. Indossa una corona conica d’oro, una veste blu e un sontuoso manto rosso adorno di gemme. Miniatura da Vita Mathildis di Donizone.

I numerosi interessi e i relativi campi d’attività sono rappresentati in mostra da preziosi manoscritti, da libri miniati e da quaranta capolavori d’arte: miniature, sculture, opere di oreficeria, crocifissi di legno e metallo.

Una mostra stimolante che evoca, nella città in cui la Contessa vive dagli otto ai ventidue anni, una personalità davvero unica per i tempi. I regolamen ti e il programma di edificazioni da lei voluto hanno lasciato tracce profonde e contribuito non poco alla maturazione delle idee e alla piena espressione del Rinascimento.

La testimonianza più antica esposta in mostra è il pallio di papa Stefano IX zio di Matilda, il quale morì a Firenze nel 1058 quando era ospite del fratello Goffredo duca e marchese di Toscana, patrigno di Matilda.

Il papa fu sepolto nella cripta di Santa Reparata, in quegli anni la chiesa più importante di Firenze, sulla quale è stata poi costruita Santa Maria del Fiore, l’attuale Duomo. Qui il pallio è stato recuperato, in occasione di scavi di studio eseguiti fra il 1964 e il 1975.

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Enrico IV chiede a Matilda e all’abate di Cluny di intercedere in suo favore presso il papa. Miniatura da Vita Mathildis di Donizone.

Si tratta di una lunga striscia di lana bianca lavorata con telaio a tavolette. La striscia larga 6 centimetri, è confezionata in cerchio con circonferenza di 140, ha un’appendice di 46 centimetri rifinita con taffetà di seta nera, e una seconda appendice non completa.

Secondo una lunga tradizione tuttora rispettata la lana con cui viene lavorato il pallio è fornita da due agnelli che ogni anno i canonici lateranensi offrono al pontefice in occasione della festa di sant’Agnese.

Fra le segni liturgici il pallio, riservato al papa e ai cardinali, è uno dei più evocativi: la lana bianca, è simbolo del buon pastore e, contemporaneamente, simbolo dell’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità. Come ha accennato Papa Benedetto XVI nell’Omelia nella Santa Messa per l’inizio del ministero petrino il 24 aprile 2005 “… la lana d’agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita”.

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Pallio di papa Stefano IX. Lana bianca lavorata con telaio a tavolette e finitura in taffetà di seta nera.

La decorazione del pallio, che nella forma più semplice si trova illustrato già su un mosaico bizantino a Ravenna, viene in seguito sempre più arricchita. Si ricamano quattro, sei, otto croci rosse o nere; all’orlo talvolta si attaccano le frange, agli estremi lembi delle appendici si inseriscono piccole lastre di piombo coperte di seta nera per maggiore stabilità all’indosso, anche il pallio di papa Stefano IX è ornato da quattro croci nere ed ha l’appendice che si è conservata integra rifinita con taffetà di seta nera.

Dopo quasi mille anni nella mostra di Casa Buonarroti possiamo dunque vedere emozionanti documenti testimoni preziosi della nostra storia e l’eccezionale manufatto tessile che alla tradizione simbolica millenaria unisce la consueta, sapiente manualità propria di ogni reperto antico.

Graziella Guidotti

 

€ 4.50 gruppi e scuole secondarie di secondo grado

€ 3.00 scuole primarie e secondarie di primo grado

orario: 10.00-17.00; chiuso il martedì

su prenotazione, aperture straordinarie fuori orario per gruppi

In occasione della mostra sono previste visite guidate gratuite ai visitatori muniti di biglietto

(numero massimo di 20 partecipanti), dalle ore 12,00 alle ore 13,00, in italiano nei giorni di giovedì

30 giugno, 28 luglio, 25 agosto, 29 settembre, in inglese nei giorni di giovedì 23 giugno, 21 luglio,

22 settembre, in francese nei giorni di giovedì 7 luglio, 4 agosto, 6 ottobre.

ufficio stampa Fondazione Casa Buonarroti

Susanna Holm, Sigma C.S.C.

tel. + 39 055 2340742, susannaholm@cscsigma.it

Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze, tel +39 055 241 752; fax + 39 055 241 698

fond@casabuonarroti.it www.casabuonarroti.it

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