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Il Montefeltro e l’Oriente Islamico

Morte di Achille Arazzo da una serie della storia della caduta di Troia. Manifattura franco-fiamminga c. 1470-1485. Lana e seta.

Il Montefeltro e l’Oriente Islamico: Urbino, 1430-1550. Il Palazzo ducale tra Occidente e Oriente.
È questo il titolo della mostra che dal 23 giugno al 30  settembre 2018 rievoca la raffinata e complessa cultura che caratterizzò Urbino nel periodo rinascimentale e che fa rivivere ai visitatori con gli stessi oggetti, o con oggetti simili a quelli che un tempo arredavano i maestosi saloni, il gusto e il fasto del Palazzo dei Signori di Montefeltro.

Il direttore della Galleria Nazionale delle Marche, Peter Aufreiter e il prof. Alessandro Bruschettini, della Fondazione per l’Arte Islamica ed Asiatica, attraverso l’esposizione hanno voluto dimostrare che al tempo di Federico e del primo periodo Della Rovere il Palazzo era arredato con gli oggetti più belli allora disponibili: un’attenzione particolare era rivolta all’arredo tessile, in particolare ad arazzi e tappeti. È certo che raffinati tappeti orientali arredavano le sale del palazzo: in occasione della mostra ne viene presentata una cospicua “selezione, rispettosa dei luoghi di produzione e della cronologia, ricollocandoli in quella che avrebbe potuto essere la loro sede ideale. Quale importanza fosse attribuita a questi preziosi manufatti è testimoniato anche dai testi dell’epoca. Basti citare il manoscritto oggi conservato nel Fondo Urbinate della Biblioteca Vaticana che ritrae Cristoforo Landino mentre dona il suo libro Disputationes Camaldulenses a Federico da Montefeltro (1470-1475 circa)”. I due personaggi risultano incorniciati da una finestra sul cui davanzale è appoggiato un tappeto orientale, Holbein, una tipologia allora particolarmente diffusa e apprezzata.

Foglio 156R, da un manoscritto del Khamsah (quintetto) di Nizami.

Il significativo gruppo di tappeti presente ad Urbino è arrivato in Europa, proveniente da diverse aree di produzione del mondo orientale islamico, nei decenni a cavallo tra XV e XVI secolo. Le tipologie presentano dimensioni, disegni e colori molto diversi, insieme ad uno da preghiera, quindi di misure relativamente limitate, ne troviamo alcuni che misurano più di dieci metri di lunghezza: l’armonia del disegno, i colori perfettamente conservati anche dove il vello dopo secoli d’uso risulta molto consumato, testimoniano dell’attenzione e dell’alta qualità applicata durante tutto il ciclo produttivo.

“Insieme ai tappeti decoravano le sale di corte preziosi arazzi: la mostra presenta un raro esemplare facente parte del Ciclo della Guerra di Troia – riportandolo per la prima volta eccezionalmente nelle sale dove Federico da Montefeltro ne aveva ammirato le scene. Oggi, altri arazzi della stessa serie si trovano in diversi musei europei e americani. Soggetto particolarmente apprezzato presso le corti europee del XV secolo – interesse forse rinnovato a seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453 ad opera dei Turchi Ottomani guidati da Maometto II-  la Guerra di Troia divenne tema di numerosi arazzi, il mezzo per eccellenza destinato a raccontare ed esaltare le storie di un passato glorioso nelle dimore dei principi rinascimentali. Dai cartoni preparatori, proprietà della manifattura Grenier” (molti disegni originali sono conservati oggi al Louvre) vennero prodotte più serie per diversi clienti: “è documentato che nel 1476 Jean Grenier ne fornì una serie a Federico da Montefeltro e documenti dimostrano che facessero parte degli arredi del palazzo”.

 

Scuola fiorentina, Cristoforo Landino dona il suo libro “Disputationes Camaldulenses” a Federici da Montefeltro, c. 1470-1475.

Completa i possibili arredi una serie di capolavori in metallo, vetro, ceramica e alcuni tessuti di produzione europea con influenze islamiche e islamici con influenze europee, oggetti preziosi che rievocano e confermano la raffinata e complessa cultura del tempo.

“Attenzione particolare, infine, viene riservata alle arti del libro. Per la prima volta si presenta – in quella che fu la biblioteca di Federico – una scelta di preziosi manoscritti e miniature orientali, prevalentemente persiane, con l’obiettivo di creare una connessione ideale, intellettuale ed estetica, tra la corte di Urbino e le raffinate corti del mondo islamico contemporaneo, rivelando un’affinità sorprendente tra eccezionali “principi bibliofili”.

Rapporti e scambi intensi di tessuti, tappeti, opere in metallo, ceramica, vetro, libri, idee, cioè intensi scambi culturali che fanno dire allo studioso Bruschettini “senza i numerosi scambi culturali tra il mondo occidentale cristiano e quello orientale islamico nei primi secoli dopo il mille con ogni probabilità non avrebbe avuto origine il Rinascimento a Firenze”.

Tutto questo porta ad una riflessione: nostri predecessori si combattevano ma nel contempo sapevano apprezzare quanto di bello e di giusto erano in grado di fare i loro avversari: i loro scambi hanno fatto raggiungere in tutti i luoghi nuovi traguardi.

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